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日志


5月17日

Paedageron scrive dal fronte

 
Sono vecchio mia cara, ci son già duemila anni che pesano sulla mia schiena, pure i miei occhi di bambino non t’ingannano, perché è ciò che sono: un fanciullo di duemila anni compiuti.
Sono secoli che guardo questo fiume scorrere al mare e secoli che ne conto una ad una le gocce, e i cadaveri a passare, e i tronchi di querce abbattute dal tempo, galleggiando essi sulle onde. Ascolto la voce delle ninfe, come ascolto la tua, mia cara, e desidero le stelle come una volta. E di perdermi tra le nubi come un uccello.  
Ma dal fronte tra queste crode sento la tua voce. Leggo le tue parole.
Mi manchi mia cara, ora che le tue mani e i tuoi baci si son fatti un ricordo. Mi manchi come mancano i sogni alla dura realtà.
Ti ho chiamata Sophie per confondermi ancora. Ho sognato un paradiso per sentirti di meno. Per illudermi ancora.
Perché son troppo vecchio per ritornare a valle, per ripartire verso altre cime. E troppo giovane per abbandonare il fronte, mentre la guerra contro le cose si fa più severa.
Ti scrivo lettere da quest’esilio. Cerco conforto nelle tue parole. Ti leggo come ti leggerebbe un vecchio, ti guardo nelle figure come farebbe un bambino. Mi manchi, mentre si attende improvviso un attacco che però non viene.
5月16日

il limbo degli amori

Il tempo passa ed è un gran dottore, perché se non sempre cancella, a volte trasforma e modera le cose, smussa gli angoli, consuma le asperità.

La vita stessa è fatta di cose che scivolano via, di mancati appuntamenti, di incontri e di prospettive, di cose che galleggiano sul lago delle possibilità. E anche di amori che restano nel limbo. Ma non è detto che il limbo degli amori sia poi un brutto posto. Perché lì non invecchiano mai, né mai si consumano, non sviliscono, nel cristallo del sogno, non si corrompono. Come déi immortali regnano nel loro Olimpo. Come oro nella teca, come stelle nel cielo

5月14日

lettera a mia madre

 

Ecco quel che resta di te, mamma: una povera creatura confusa, incapace come un bambino, indifesa come un lombrico, una foglia secca, riarsa, cavallo stramazzato, male di vivere, cane affamato. Un ingombro per il mondo, un rifiuto, una scarpa vecchia. Un peso per me. 

Ecco, mamma cosa resta di te e dei tuoi anni. Della guerra e della fame. Delle ingiustizie patite, dei tuoi tremendi dolori che son poi diventati i miei.

Anche i tuoi segreti, che così bene nascondi, li porterai con te nell'eterno. Così il tuo amore egoista, che tanto bene mi ha fatto che tanto male mi ha fatto, adesso svanisce, si spegne con lo spegnersi dei tuoi occhi verdi. Domani non sarai più qui.

Ma fino all'ultimo istante, piccola mia, avrai una fiamma per me. Ostinata contro ogni vento, contro ogni tempesta.

 
5月7日

Potrei (di ZZ)

potrei
potrei dire mille cose
potrei sfogliare i miei mille dizionari
cercando parole belle e nuove
e strane e fantasiose per dire
cose che non hanno nome e a quelli dati
sfuggono come cavalli imbizzarriti
a un guizzo d’ombra o come gocce
di rugiada nel vento e sole del mattino
potrei sì forse
potrei magari fare mille cose
di quelle che hanno un senso
o forse due o tre o darne un poco
o un tanto a quel che penso e sogno
a quel che dicono che accade intorno
o in giro per il mondo nell’arco teso
di ogni giorno
nell’ombra lunga della sera
quando la notte scende e si fa scura
e tutto all’improvviso inghiotte
un vortice di luce nera
gelida e silenzio
 
potrei
sì forse potrei
anche dire buona notte
a chi ha spento la luce
e riposare un poco
sperando di veder sorgere il sole
a baciarmi e a darmi il buon giorno
in un mondo migliore
ZZ 
5月3日

le bimbe perdute

 Ma cos'hai fatto Doina? Eri una bimba ier sera e stamane...

Stamane eri qui a venderti per strada.

Ma che  ti hanno fatto Doina? Eri una bimba ier sera e t'han resa uno straccio stamane...

Una laida puttana da marciapiede, Doina... mia compagna di banco, mia compagna di giochi. Bambina mia.

La bambola sul comodino. Il libro di fiabe.

Dove ti sei perduta Doina? Quando ti sei perduta?

Ora hai ucciso Doina. Hai ucciso una bimba. Una vita hai stroncato in questo giorno di caligine.

Hai ucciso Vanessa,

Una brava ragazza, Vanessa... mia compagna di banco, mia compagna di giochi. Bambina mia.

La bambola suo comodino. Il libro di fiabe.

Una bimba com'eri tu.

Due ragazze perdute.

Oddio, cos'hai fatto...

Un prete invoca il perdono. Dio stesso invoca il perdono, il perdono per te, Doina Matei. Perchè Dio sa, Dio vede. Vede il tuo libro di fiabe che è chiuso per sempre. Vede il tuo corpo venduto. Dio sa, Dio perdona.

Dio accoglie Vanessa con sé, Dio cerca anche te mia piccola assassina. Ha braccia grandi Dio.

Ma dalla navata si leva un grido: "perdono mai!" Mai per Doina Matei.

Ora sei sola Doina, col tuo delitto, col volto di una ragazza davanti. E una vita cui è negata pietà.