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日志


6月25日

Lettera per Raggio di Sole

Raggio di Sole,

verrà il giorno in cui sentirai farsi lontano questo momento, così amaro, e ne sarai contenta. Ma ogni cosa ha il suo tempo e ogni tempo ha la sua ragione. Dobbiamo imparare ad amare il duro inverno, senza di lui la primavera non esiste.

Adesso che è viva la ferita, e il male è forte, lascia che sia il silenzio a parlare, a pregare per te. Ascolta il silenzio che sale dal fondo. E resta, come si resta quando si è davanti a un mistero grande. Resta a guardare l'assenza, l'incolmabile vuoto del lutto; resta a guardare senza parole. E di tua madre, ama, se puoi, anche l'assenza. Le parole non servono, che non ce n'è una che vada bene, per raccontare. 

Lascia piuttosto che scorrano in te le immagini, le voci e le presenze, e i ricordi, ad uno ad uno. Cercali, rifalli, torna a sognare tutto quel che è stato. E senti come è prezioso il passato. Com'è stata preziosa la sua vita, com'è preziosa la tua! Senti il dolore che ti lascia la morte, e il vuoto e la paura. Com'è stata preziosa la sua vita, nella tua!

Com'è preziosa ancora in te la sua presenza, potrà mai venire meno?

Adesso, mi par di sentirne l’eco, c'è una domanda intorno che gira. È grande come una montagna, di più, grande come il tuo mare, come il mio cielo... Una domanda che di solito tace, perché sa di far paura. So che adesso la senti, ne sono certo, più chiara che mai. Ecco, non lasciarla fuggire, non averne timore: è quella la domanda che svela i segreti nel nostro viaggio. È una domanda, ma più di qualsiasi risposta racconta l’indecifrabile enigma della nostra umana esistenza.

6月20日

Il mio cielo... (lettera da Feltre)

 
Oh, di questo cielo, tu mi chiedi, di questo cielo...
Mi chiedi del mio cielo, che non è diverso dal tuo, ma me lo chiedi.
Mi chiedi del mio cielo e io allora ti dico.
E' uno spazio infinito di un'immensità che non ha fine, è un deserto azzurro che non ha orizzonti, è un orizzonte lontano che non si raggiunge mai.
Vi si perde l’occhio navigando ad est, fra isole di candida schiuma, e stormi migratori e velieri in volo, fatti di niente.
Vi si perde l’occhio e con esso va la mente, e dietro a lei si perde l’anima, cullata dal pensiero del ritorno.
Ah, è  sterminata la reggia del sole, vi si può viaggiare per i secoli eterni. Eppure sta tutto dentro il mio cuore, che mistero è questa cosa!
Che ti posso dire del mio cielo?
Ti dirò delle tempeste, che ne spazzano la volta, come l’ira furiosa sul volto del padrone. Ci sono i lampi, screzi azzurrini che tagliano il vento, che abbagliano i mortali, e i tuoni che fan tremare le gambe ai cavalli, e i venti forti che turbinando sconvolgono ogni terrena potenza. Si nasconde la volpe nella tana, la quercia piega le sue fronde fin che può.
Ti dirò della neve che vien giù da una grigia coltre di lana, e porta freddo e silenzio e odore di fumo. Ma questo è il mio cielo quando è l’inverno ed è un cielo che è fermo, e che è stanco come la morte.
Meglio che ti dica del cielo d’aprile, coi suoi greggi di nuvole in corsa?
Guarda adesso, che ti mostro una volta stellata. Sono milioni e milioni le luci accese lassù, nel profondo blu della notte.
Ecco, guarda: è grande davvero questo trono di Dio! Eppure, credimi, ci sta tutto dentro il mio cuore.